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Il poeta del sogno e del colore |
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News A sei mesi dalla
mostra antologica di Avigliana, che ha riscosso non solo grande interesse, le
opere del pittore saranno esposte a Torino, dal 24 Settembre al 22 Ottobre
2010, nei locali della Società Promotrice delle Belle Arti.
Patrizia Scarpino,
che cura il riordino dell’archivio e promuove la conoscenza delle opere
dell’artista, invita, coloro che desiderano esprimere un commento, a scrivere
all’indirizzo
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Ironia
e tensione espressiva Il clima della
pittura di Antonio Scarpino è legato a una continua, inesausta, intensa
volontà di comunicare le interiori sensazioni, i capitoli del proprio
percorso umano, le sottili emozioni che presiedono alla formulazione ed
elaborazione del discorso. A un anno dalla
scomparsa, la mostra nella ex Chiesa di Santa Croce di Avigliana consente di
ricuperare la sua visione della realtà, la capacità di fissare un volto o una
figura femminile o la tensione di un gesto, la possibilità di affidare ai
disegni la prima intuizione creativa. Nato a Catanzaro,
si è trasferito con la famiglia ad Avigliana e, successivamente, ha studiato
pittura con Filippo Scroppo e Giacomo Soffiantino alla scuola del nudo
dell'Accademia Albertina di Belle Arti. Il temperamento e
l'inquietudine dei sentimenti, la forza del segno e la ricerca di una
personale libertà d'espressione, rappresentano il sogno di un artista non
imbrigliato dalle convenzioni, ma pronto a sfidare l'ambiente culturale per
conferire vita ed energia a simbologie antiche come ha suggerito Vittorio
Bottino. Amico e allievo di Mimmo Rotella, che in più occasioni ha
sottolineato la sua attività sulla rivista Flash Art, Scarpino offre nelle
opere esposte una particolare dimensione della società, dell'umanità, di una
«scrittura» che a volte si ricollega all'immediatezza dei manifesti, in una
sorta di suggestivo diario, di pagine in cui «la pittura è ingenua e sognante
parte di terra e leggera di favole e miti »(Gianni Caruso). Al di là
dell'indagine conoscitiva intorno ai suoi lavori, vi è la misura di un
dettato graffiante, ironico, vibrante della magia del colore. Personaggio
singolare, ha trascritto sulla tela o su tavola burattini e l'uomo uccello,
trame materiche e misteriosi animali, espressioni grottesche e più liriche
immagini, distorsioni visive e alchemiche formule di un linguaggio mai
volutamente impostato e risolto, ma scandito nello spazio attraverso «visioni
fantastiche» e l'incanto dell'«azzurro, di verde, di rosso, di nero. Un mondo
- suggerisce Giuseppe Valentino - dai segni segreti, abitato da dame e
folletti vaganti fra alberi e cieli turbinosi». Schivo, riservato,
nomade, Scarpino ha lungamente dipinto nello studio di Avigliana e in quello
di Santa Maria del Mezzogiorno a Catanzaro, una serie di ritratti, di
istintive nature morte, di raffigurazioni dal cromatico percorso da fremiti
luminosi, da accenti vicini al divisionismo, da trasformazioni che indicano
l'attenzione per l'espressionismo. Ora, si apre una
nuova stagione di studi sul «corpus» dei suoi lavori, sugli scritti, sulle
testimonianze di una vicenda tutta da scoprire, dove un circo, uno sguardo
malinconico, una limpida stesura, diventano i simboli di un cammino che
riemerge dalle antiche pietre e Palazzi e Chiese di Avigliana, mentre ritorna
il sogno segreto di un artista sempre in bilico tra realtà e fantasia.
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